Red Culture - Student Housing - MAPS Architecture
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Red Culture – Student Housing

Studenti: Sabatier Aurélie – Sala Anita

Laboratorio tematico: Social Housing – Proff: Eleonora Bersani – Oscar Eugenio Bellini – Niccolò Aste.

Anno Accademico: 2008-2009

Il lotto si ricolloca nell’ambito del progetto di riqualificazione “Bergamo Porta Sud” che investe un area strategica di Bergamo a ridosso della stazione ferroviaria, nel tentativo di dare alla città una nuova centralità.

Il progetto si pone bi univocamente in rapporto con la città:

Si riscontra un carattere di chiusura , ciò deriva dalla consapevolezza che l’estensione della carriera abitativa delle nuove utenze si traduce in minore attaccamento nei confronti del luogo, in cui è più importante l’abitare rispetto all’abitazione ovvero si riconosce una maggiore importanza al vivere da studenti che in qualità cittadino.

Il lotto, caratterizzato dall’utenza universitaria, ambisce a divenire un elemento prezioso per la città, un elemento riconoscibile e forte con un potere di attrazione grazie ai servizi prettamente culturali che propone alla città di Bergamo . La cultura diviene quindi il principale elemento di interfaccia tra questi due organismi, e la sua importanza viene figurativamente proiettata all’esterno, rompendo il recinto dei brise-soleil in legno e colorandosi di rosso.

L’intero complesso nel tentativo di staccarsi dal contesto è rialzato su una piastra, questo riprende la tradizione classica di elevare le istituzioni tanto più quelle culturali. L’accesso a tale livello si può ottenere mediante tre diversi accessi:

Si è tentato di favorire l’accesso all’area da parte della città aprendo l’isolato secondo un’asse dei più importanti della città di Bergamo. Si instaura in questo modo un rapporto con la città antica e le utenze preesistenti.

Si crea un ingresso collegato alla parte nuova della città di Bergamo favorendo così l’accesso alle aree “di svago” create a Sud.

Il terzo ingresso è configurato in modo da permettere un collegamento diretto con l’intera area dedicata alla ricerca e alla formazione e anche per favorire l’accesso alle principali infrastrutture quali il treno, l’autobus e il tram.

I servizi presenti nel basamento sono di due tipologie: i servizi culturali che rompono i confini del lotto, dipinti di rosso, il cui accesso può avvenire solo dal piano 1, i servizi alla città e agli studenti che sono caratterizzati dall’essere non solo passanti, ma anche trasparenti in modo tale che lo scatto sia facilmente immaginabile.

La corte alloggia al suo interno quattro padiglioni immediatamente individuabili che oltre ad essere un servizio agli studenti, che vi ritrovano luoghi per rilassarsi, fungono anche da luogo di incontro con la città.

L’attenzione dell’intero progetto è incentrata sul diaframmare continuamente la sfera privata e quella pubblica mediante spazi intermedi flessibili che possono afferire maggiormente alla prima o seconda sfera in base alla scelta dello studente.

Il complesso ospita oltre che gli edifici per alloggiare gli studenti, un corpo più stretto: questa è la residenza con un maggiore grado di temporaneità, fortemente considerato nella sua articolazione, dei parenti degli studenti, che hanno quindi la possibilità di andarli a trovare, oppure per professori o figure professionali attinenti il vicino centro di ricerca.

 

« Nell’ambito del Laboratorio tematico di Social Housing, tenuto dai Professori Aste Nicolò, Bellini Oscar e Bersani Eleonora, abbiamo sviluppato un progetto nell’area Bergamo Porta Sud. L’approccio da noi seguito nel corso di questa esperienza è stato fortemente influenzato dalla contemporanea redazione di questa tesi. Si può quindi riscontrare il non celato tentativo di trasportare nella pratica le nozioni e le teorie sociologiche e antropologiche, che hanno dato al progetto impronta multidisciplinare, in virtù della consapevolezza del complesso e vario ruolo che la figura dell’architetto riveste nella società contemporanea. Tale scelta è dovuta alla massima importanza che il tema dell’interfaccia tra Privacy e Socializzazione riveste in tale ambito.

Pertanto andremo ad affrontare l’analisi progressiva degli spazi caratterizzanti il progetto a partire da quelli di dimensione più privata per giungere, tramite lo studio dello “spazio ibrido”, agli altri improntati sulla socializzazione.

Riprendendo le teorie dei sociologi De Singly e Cusset, abbiamo ritenuto molto rilevante, diversamente dai luoghi comuni, dare ampio respiro all’aspetto positivo rivestito dal processo di individualizzazione.

4.1. Privacy

L’individualizzazione è un aspetto particolarmente importante nel caso dei complessi abitativi per studenti dato dal delicato periodo di vita in cui si collocano gli utenti. Esso è caratterizzato dalla complessità della crescita individuale e dalla propria affermazione di singolo, esacerbata dalla necessità, dettata dall’ingresso nel mondo universitario e nell’età adulta, di prendere determinanti decisioni di auto-management.

Riteniamo quindi necessario dare una risposta al “paradosso dell’individualismo contemporaneo” creando degli ambiti che accolgano la ricerca dello studente di luoghi di introspezione e privacy sentita nella sua quotidianità, mediante l’offerta di una maggiore quantità di tipologie di camere singole. Tale spazio subisce, nel progetto, un cambio di livello di -60 cm, al fine di “preservare il territorio del sé” creando un confine tridimensionale, ulteriormente marcato dalla configurazione planimetrica dell’alloggio. Nella sua definizione siamo partite dalle considerazione di Baum e Vallins, mediante l’acquisizione degli aspetti positivi del tipo “a corridoio” e “a suite”.

Abbiamo ritenuto opportuno conservare un sistema di distribuzione a corridoio, continuo nell’articolazione dei sei edifici, cercando di privarlo dell’eccesso di interazioni obbligate, e dell’esagerata pubblicità della zona ingresso degli alloggi, tramite un sistema di “piazze”, slarghi, che consentono un’interazione limitata. Si crea perciò una zona di diaframma tra lo spazio comune e quello privato risolto tramite un espediente architettonico che permette l’anonimato dell’ingresso all’unità: l’arretramento della porta d’accesso.

Queste attenzioni sono arricchite da considerazioni tecnico-materiche ricadute sulla scelta di ambienti neutri e pertanto personalizzabili per gli ambiti di privacy. Concretamente essi sono caratterizzati dal colore bianco che crea un ambiente unico e fluido percettibile come continuo grazie ad accorgimenti di tipo tecnologico, quali l’incastro dei binari delle pareti mobili nel controsoffitto, e che permette l’espressione dello studente sia a livello estetico, affettivo, che come risposta alle necessità proprie.

Tale personalizzazione dell’ambiente di vita, tramite l’apprendimento di procedure per manipolare gli spazi e intervenire su di essi per apportare modifiche e cambiamenti, riflette un’identificazione dello studente con esso come punto di partenza della consapevolezza di individuo individualizzato.

Questa flessibilità è resa necessaria dal fatto che lo studente riveste vari ruoli a seconda dei momenti della vita quotidiana, cambiando di volta in volta le proprie esigenze, determinando variazioni a livello spaziale. La complessità di tale scopo viene sopperita da un sistema improntato sulla cultura del self-service, che costringe lo studente ad adeguarsi a queste nuove tecnologie sino a padroneggiarle, iniziandolo a una società sempre più caratterizzata da questo aspetto.

Mantenendo le premesse appena illustrate, il fenomeno dell’individualizzazione pone come suo principio la possibilità di scelta dell’individuo di interagire o meno, e quindi di creare legami sociali finalizzati ai propri scopi, che divengono quindi flessibili più che mai. Si necessitano quindi luoghi in cui mediare questa duplice, ma concomitante realtà.

4.2. Interfaccia flessibile

I sociologi da noi studiati riscontano non un indebolimento del legame sociale, bensì la mutazione delle modalità con le quali esso viene instaurato, pertanto è necessario affrontare con particolare attenzione la progettazione dei luoghi adibiti alla scelta interrazionale.

Ci siamo concentrate sulla definizione di spazi ibridi che funzionino da interfaccia tra gli ambienti privati e personali e quelli la cui socializzazione è più spiccata.

Abbiamo applicato tale ragionamento a partire dell’unità abitativa, ma poiché la natura del progetto ha messo in primo piano la tematica della cultura, come elemento socializzante in virtù della sua funzione di trasmettitore di valori e conoscenza, esso non poteva venire meno negli spazi a ciò adibiti ovvero il locale studio. La forte eterogeneità di popolazione, per età e facoltà di frequenza, caratterizzante le case per studenti, rende infatti spesso vantaggioso per gli stessi la collaborazione interessata nello studio oppure qualora prevalga il fenomeno della facilitazione sociale.

Abbiamo quindi ideato degli spazi caratterizzati da un altissima flessibilità che favoriscano la fusione parziale o totale dei locali studio contigui alla “piazza”, contraddistinti dalla continuità materica e di livello, sottolineata dall’espediente della fascia colorata, che permettono la configurazione spaziale a seconda del grado di socializzazione che si vuole instaurare. Nella fascia di età analizzata nel progetto, gli agenti della socializzazione sono molteplici e hanno diversi fini; dal momento in cui lo studente lascia il domicilio familiare il fenomeno della socializzazione muta, non si sviluppa più verticalmente, con la predominanza delle figure autoritarie, ma orizzontalmente con l’affermazione dell’importanza del gruppo dei pari. Questo accorgimento spaziale permette il consolidamento di legami formatisi tra i membri di questi gruppi.

Per rispondere a queste diverse esigenze la conformazione dell’alloggio è stata pensata per adeguarsi ai seguenti gradi di socializzazione:

– Fusione dei soli locali studio delle due unità abitative adiacenti con accesso da entrambe: ciò favorisce lo studio in gruppi di piccole dimensioni

– Inglobamento degli spazi studio accorpati nella piazza contigua: si crea un’aula studio, vero e proprio spazio comune della residenza universitaria, per gruppi di medie dimensioni

– Reiterazione della precedente configurazione dalle unità simmetriche rispetto alla “strada”-corridoio e creazione di uno spazio comune unico e pubblico: per gruppi di grandi dimensioni.

– Fusione dei soli locali studio per l’utilizzo da parte di un solo utente

­­­­­­Questa sperimentazione rientra nella logica della responsabilizzazione sociale degli studenti. Si è, in altre parole, cercato di avere una densità abitativa relativamente bassa, in modo da favorire dei comportamenti di mutuo soccorso e di spirito di iniziativa. Questo è ulteriormente facilitato dalla creazione di sottogruppi di aggregazione di quattro unità abitative attorno alla “piazza” la quale favorisce la formazione di contatti sociali tra vicini grazie all’opportunità del contatto sociale passivo, la vicinanza e lo spazio appropriato per interagire.

L’atteggiamento che si cerca di promuovere è improntato sui legami di vicinato i cui principali aspetti sono: il sentimento di appartenenza al nucleo, l’influenza dell’individuo sulla micro-comunità, il soddisfacimento dei bisogni e infine l’aspetto emotivo connesso alle azioni sociali e di supporto. Queste ultime si fondano sul comportamento altruista reso possibile dall’ultima configurazione delle unità, trattata in precedenza. Essa si basa sulle azioni del dare e ricevere in vista del miglioramento delle relazioni umane e rafforzare i legami deboli creatisi nella vita quotidiana nella residenza universitaria.

L’approccio che fin’ora abbiamo affrontato nel tentativo di ricavare una sfera pubblica laddove la dimensione di privacy, data la funzione residenziale, è più spiccata, viene riproposto, sebbene rovesciato, nella progettazione del basamento luogo di massima pubblicità dell’intero complesso, dove avvengono le maggiori funzioni socializzanti.

Rifiutando quindi il concetto di pubblicità alienante, affrontiamo la ricerca della creazioni di spazi adatti ad una comunità costituita da individui individualizzati.

La nostra analisi si è concentrata sulla definizione degli spazi attinenti alla cultura, in particolare le aule studio e le serre-padiglione, nelle quali dovrebbero avvenire le maggiori interazioni del complesso studentesco.

Per proteggere l’individuo da una interazione non focalizzata troppo oppressiva, tentiamo di fornire gli strumenti che fungano da marcatori che creino delle demarcazioni fisiche del “territorio del sé”.

Essi si esplicano nelle aule studio mediante la conformazione dell’arredo, progettato affinché, grazie alle partizioni mobili, sia decida il livello di socializzazione da instaurare con gli altri utenti. Questa possibilità di interazione che viene scelta è strettamente legata all’elettività del legame sociale che caratterizza la società contemporanea, infatti la rete sociale personale dell’individuo è architettata dallo stesso, volontariamente.

La massima socializzazione permessa da questo mobile è tra quattro persone, numero massimo di componenti cui si può realmente prestare attenzione contemporaneamente, senza cadere nella pigrizia sociale o nei litigi tipici dei numeri dispari e in particolare della triade. Consente comunque di lavorare in coppia secondo diverse configurazioni, o da soli, aumentando tale condizione dal riparo costituito dalle ante del mobile stesso. Esso richiede una manipolazione che può avvenire solamente nel momento in cui sia stata acquisita massima familiarità con gli strumenti self-service messi a disposizione dello studente.

Medesimo presupposto è sottointeso nell’orto, poiché si costituisce strutturalmente e funzionalmente di elementi di forma cubica di diverse tipologie: alcuni accolgono la terra e le piante, altri sono semplici sedute.

I padiglioni vogliono essere un ulteriore punto di richiamo per la popolazione che vi ritrova alcune funzioni educative legate ai temi trattati in essi: l’orto, il giardino d’inverno, la fioriera e l’insettario. Quelli maggiormente connotati da una funzione socializzante e la cui cura delle piante può essere delegata agli studenti stessi, sono collocati in modo tale da essere immediatamente visibili all’ingresso della corte, per potere diventare veri punti di riferimento del quartiere.

In particolare si è data grande importanza alla progettazione dell’orto. Questo risulta essere un luogo storicamente socializzante, basti pensare al lavoro comunitario che veniva effettuato nei chiostri delle abbazie, ma soprattutto poiché al suo interno si coltivano erbe per la preparazione dei pasti e per infusi che in ogni parte del mondo hanno sancito i momenti di ritrovo della collettività come la tradizionale ora del thé inglese o giapponese. Ciò nonostante rifuggiamo il concetto di ambiente totalmente socializzante e pubblico, grazie alla possibilità di spostare gli elementi cubiformi sopracitati.

La loro mobilità permette la flessibilità del loro utilizzo, soprattutto nella realizzazione all’interno di tale ambito pubblico di ambienti più o meno intimi, sia nella serra, nei mesi invernali, sia nella loro contaminazione estiva dello spazio della corte, la quale riveste grande importanza poiché gli spazi a verde favoriscono l’afflusso di persone e quindi la il rafforzamento di un legame sociale .

La creazione di spazi ibridi non pretende di sopperire completamente alla necessità di rapporti umani tra gli individui. Questi hanno mantenuto la loro importanza imprescindibile, superando le conquiste dei nuovi mezzi di comunicazione. In effetti, il cellulare e Internet creano la compresenza e la contemporaneità necessaria alla socializzazione in ogni luogo però non riescono ad esaurire completamente il bisogno del singolo di rapportarsi agli altri, con una modalità faccia a faccia. In questo modo, l’unità abitativa, sebbene sia connessa al mondo dell’etere mediante WIFI e presenta una porzione del suo spazio potenzialmente socializzante, deve essere ineluttabilmente associata a spazi che permettono interazioni fisiche tra gli utenti della residenza per studenti.

4.3. Socializzazione

La percezione di integrazione in una rete interattiva, ovvero l’esperienza sociale della vita quotidiana può favorire il benessere personale e quindi va sfruttato. Questi rapporti possono instaurarsi sia qualora l’interazione sia focalizzata, la quale implica un rapporto diretto tra un minimo di due persone, sia non focalizzata nell’ambito di una disattenzione civile, con semplice accorgimento della presenza dell’altro.

Per potenziare questi legami deboli e sentirsi parte della comunità abbiamo creato uno volume di distribuzione che si articola sui tre livelli della funzione residenziale, mediante passerelle sospese che hanno funzione di “strade” principali continue che legano i sei edifici del complesso.

La presenza delle piazze che scandiscono l’andamento del sistema distributivo permette la sosta e quindi anche l’approfondirsi delle interazioni focalizzate. Tale sosta diviene potenzialità di “aprire” nuove relazioni nel momento in cui si entra da essa nella cucina. L’idea di mantenere la cucina al piano, infatti, non è solo l’applicazione di un sistema tipologico, ma è data dal riconoscimento della funzione socializzante del cibo, e dalla volontà di responsabilizzare gli studenti al rispetto reciproco e al soddisfacimento dei propri bisogni primari. I pasti sono stati da sempre luogo di incontro per le famiglie, oggi più che mai dato la diversità dei ritmi che investono i loro componenti. Pertanto al momento del pasto si è sempre data una valenza di relax e ritrovo.

Nonostante l’eterogeneità dell’utenza di tale complesso, essa è caratterizzata da un comune interesse principale, ovvero lo studio e la propria formazione culturale, che si riscontra nel momento in cui vengono scambiate informazioni, creati gruppi di lavoro … Questi momenti di interazione culturale stanno alla base della creazione di veri e propri ambiti a essa preposta, come la biblioteca e le aule studio che divengono luoghi di socializzazione.

Le relazioni tra le persone viene stimolata dalla polifunzionalità, data dalla compresenza di servizi accessibili sia dalla strada pedonale al piano di campagna, che dalla corte al primo piano. Essi risultano avere potenzialità attrattive non solo per gli studenti, ma anche per i cittadini di Bergamo. La corte diventa l’elemento distributivo dell’intero sistema permettendo mediante la fruizione di tali funzioni a una popolazione fortemente diversificata. Caratterizzata dalla presenza dello spazio verde la funzione catalizzatrice di vita e di relazioni sociali viene estesa dalla presenza dei padiglioni, veri e propri riferimenti di un complesso che per le suo dimensioni di poco si scosta dal quartiere, nel quale vi può essere un contatto tra cittadinanza e studenti che decidono di collaborare attivamente alla vita comunitaria, curando gli orti o tramite le attività che si rendono necessarie per la manutenzione degli stessi. »

Tratto dalla Tesi di Laurea Triennale: « Privacy – Socializzazione: flessibilità d’interfaccia nella residenza universitaria »

Relatore: Eleonora Bersani – Studenti: Sabatier Aurélie/Sala Anita